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giovedì 24 novembre 2011

Tacchino arrotolato per Thanksgiving ovvero Turkey rolls with chestnuts



Sgonfia che ti risgonfia, la mia metà della mela è da giorni che mi pompa per “festeggiare” anche noi in piccolo un Giorno del Ringraziamento come gli Americani. Sorvolo su tutte le fesserie che mi ha detto riguardo alle origini di tale usanza: andando al sodo, si ringrazia per tutto ciò che ci è stato elargito durante l’anno e, anche se non è tutto rose e fiori, a me, in fondo, và di essere riconoscente perché c’è chi sta peggio e io nella mia semplice vita sono felice. Ohhhh! Miele che cola, ora basta. Dicevamo che si voleva festeggiare pure noi e per soddisfare come al solito Mister Grossone, mi sono messa sotto. Ora, fare un tacchino per due, mi è sembrato sproporzionato e così ho ripiegato su questa ricetta che però si è rivelata sfiziosa. L’accompagnamento poi con i cavoli arricchiti è davvero ottimo. Ve lo consiglio e HAPPY THANKSGIVING!
INGREDIENTI
8 fettine sottili di tacchino
50 g di pane bianco e nero, tagliato a cubetti
150 g di castagne precotte
20 g di burro
1 cipolla piccola
3 coste di sedano
1 cucchiaio di salvia
1 bicchiere di brodo
1 cucchiaino di prezzemolo
sale & pepe
PREPARAZIONE
Tagliare il pane in piccoli cubetti, distribuirli in un unico strato su una teglia e lasciarli seccare durante la notte, senza coprirli oppure farli seccare nel forno a 180°C per 10 minuti senza farli bruciare.
Sciogliere il burro in una padella quindi unire la cipolla pulita e affettata sottilmente e il sedano tagliato a rondelle. Cuocere, mescolando di tanto in tanto, per circa 10 minuti. Unire la salvia tagliata e cuocere per altri 5 minuti. Il sedano deve restare croccante.
Trasferire il composto con le verdure in una terrina capiente. Unire il brodo, le castagne sbriciolate grossolanamente, il pane indurito, il prezzemolo tagliuzzato, sale e pepe.
Su un tagliere, stendere le fettine di tacchino, salarle e massaggiarle perché s’insaporiscano bene quindi riempirle con il composto di pane e castagne. Chiudere arrotolando e fermando con degli stuzzicadenti. Disporre i rotoli di tacchino in una pirofila da forno, poi mettere il ripieno che avanza intorno alla teglia, imburrare leggermente. Infornare coperto con carta da forno a 180°C per 20 minuti, poi scoprire e cuocere ancora per 10 minuti, finché è ben dorato.
Io li ho accompagnati con cavoli ripassati in padella con pancetta e dadolata di mele e patate.

giovedì 24 marzo 2011

Pasta fontina e cavolo romano


Con questa ricettina, ho cercato di rispolverare la mia antica passione per i primi. E’ passato un periodo in cui mi piaceva moltissimo inventare nuovi sughi. Poi è arrivato il periodo delle carni (durato poco visto che non le amo particolarmente) e poi ancora quello dei dolci. Ora, per una strana cura contro l’eczema che mi affligge, non posso mangiar dolci (non sarà mica che mi vogliono tenere a stecchetto?). Visto che senza cose buone non riesco a stare, devo farmi venir l’acquolina in bocca con del salato, cosa davvero ardua, ma questa pasta mi ha davvero risollevato il morale. E’ certamente un bel piatto unico, ma con meno di 600 calorie direi che può andare.
INGREDIENTI x 4 persone
350 g pasta
80 g fontina
cimette di cavolo romano a piacere (io ne ho usato uno piccolo)
50 g olive taggiasche
100 g pasta di salame
1 scalogno
80 ml latte
40 g burro
paprika
sale fino e grosso
PROCEDIMENTO
Pulire il cavolo romano, lavarlo e suddividerlo in piccole cimette. Tagliare a dadini la pasta di salame e la fontina. Tritare lo scalogno. Portare a bollore l’acqua per la pasta, aggiungerci il sale grosso e tuffarci le cimette lasciandole cuocere per circa 8 minuti. Verificarne la cottura cercando di non farle intenerire troppo perché altrimenti si romperanno tutte, scolarle con una schiumarola e tenerle da parte. Lessare la pasta. Nel frattempo, sciogliere il burro e far appassire lo scalogno. Aggiungere la pasta di salame e il cavolo e cuocere per 5 minuti, quindi salare poi tenere da parte. Nella stessa padella buttare la fontina con il latte, coprire e portare a bollore facendo ammorbidire il formaggio. Scolare la pasta e farla saltare con la fontina per qualche minuto, poi aggiungere la salsiccia con le cimette e le olive. Lasciar insaporire, impiattare, spolverare con la paprika e servire.

domenica 24 ottobre 2010

Pizzoccheri della Valtellina

Brrrrrr che freddino inizia a fare! Fortuna che nella nostra casetta c’è un bel tepore ad accoglierci dopo una giornata passata qua e là. Dunque vediamo un po’: verza. Uno dei modi in cui la preferisco, perché la nobilita e la rende decisamente golosa sono i Pizzoccheri. Piatto tipico della Valtellina, di certo corposo, ma davvero ottimo per l’umore e per leccarsi i baffi. Io li faccio così.
Commento dell'altra metà: questi sì che sono buoni!
INGREDIENTI x 4 persone o per 2 mangioni che se li vogliono sbafare per più di un pasto
350 g di Pizzoccheri (io li prendo al supermercato, in questo caso li ho comprati freschi, ma ci sono anche non)
1 patata grande
400 g di verza tagliata a striscioline
2 bei rametti di salvia
70 g di burro salato
100 g di Bitto
100 g di Casera (in alternativa :-( si può ripiegare su formaggi che fondono tipo la Fontina)
50 g di Parmigiano grattugiato
½ spicchio d’aglio
PREPARAZIONE
In una pentola bella grande metto abbondante acqua a bollire. Pulisco, lavo e taglio la verza e la patata. Quando l’acqua bolle, la salo e ci metto le verdure a cuocere dentro per circa 10 minuti. Nel frattempo taglio il formaggio a fettine sottili oppure a piccoli dadini e grattugio il parmigiano. Aggiungo i Pizzoccheri nella pentola con le verdure e lascio cuocere per circa altri 10 minuti. In una padellina faccio sciogliere il burro con la salvia e l’aglio tagliato a fettine sottili. Quando la pasta è ancora ben al dente, la scolo insieme alle verdure e poi metto in una pirofila alternando strati di Pizzoccheri, burro fuso e poi di nuovo Pizzoccheri. Finisco con una generosa spolverata di Parmigiano e poi passo a gratinare per qualche minuto. Servire caldissimo.
Cenetta deliziosa. Visto che noi non beviamo vino, ce li siamo gustati con una bella birra corposa, chiara. Che bontà mie care!